Minimal quadro del Natale in Salento (e al sud più in generale).

La preparazione

 

Il training vero, quello che tempra, non è tanto quello che avviene in ogni famiglia che si ritrova a Natale, ma esattamente il pre.
Se si supera questa fase, ci si può già definire dei supereroi.

La spesa, croce e delizia

 

Spingere carrelli al cui comando ci sono madri agguerritissime, comporta una fatica molto simile alle dodici fatiche di Ercole. Ogni anno ci si ripropone, magari, di prenderne due, di carrelli, in modo da non dover pensare anche a tutto quello che precipita a terra o, peggio, in modo da non dover incastrare tutto tipo tetris. Chissà perchè, però, ci si riduce sempre e comunque a uno.
Una volta alla cassa la situazione che questo gioco di incastri crea è tipo tori scalpitanti prima dell’ingresso nell’arena della Corrida, seguita da una marea di scuse imbarazzate perchè la bottiglia di amaro è finita sotto la cassa di pomodori pelati. Ne uscirà, prima o poi.

La decisione del menù

 

Per questa voce riporto un aneddoto personale, che dovrebbe far rendere l’idea. Da quando ho memoria di aver imparato a scrivere, circa trent’anni fa, ho davanti il classico foglio bianco strappato alla meno peggio dalle rubriche telefoniche (sì, i miei ce l’hanno ancora!) con su scritto:

raviolini in brodo
lesso
rollè di pollo
insalata mista
panettone
purciaddhuzzi

Tento ogni anno di dire che il menù, forse, col tempo potrebbe essere variato, ma subentra la telefonata della zia di turno a zittirmi. Non se ne parlerà mai più, come calasse un omertoso silenzio.
Anche quest’anno, per la cronaca, il menù sarà quello (n.d.r.)

Dei purciaddhuzzi e di altri fritti

 

 

Natale in SalentoMichele Galgano nel suo bellissimo progetto Inchiostro di Puglia ha usato un’espressione che descrive alla perfezione la situazione di cui vi parlo.
In amor vince chi frigge: in pratica l’amore della mamma a sud sarà direttamente proporzionale alla quantità di purciaddhuzzi, cartellate e qualsiasi altra cosa essa possa friggere.
La bottiglia d’amaro citata sopra, come capirete, sarà necessaria a fine pasto come il Mr Muscolo idraulico gel per un lavandino.

Tutti a tavola

 

Natale in SalentoOssia “lasciate ogni speranza o voi che entrate”, monito in pieno stile dantesco.
Appoggiati i cappotti, ammassati sul letto matrimoniale di turno, o stipati in qualche vecchio armadio all’ingresso se la padrona di casa è più moderna, ognuno prenderà il proprio posto intorno alla tavola natalizia.
I papà centravanti, poi gli zii, i cugini, il tavolo dei bambini con la tovaglia rossa sempre un po’ più stinta (per prevenire le macchie), sempre un po’ più corta, la mamma che siederà solo il tempo di un boccone, per il resto sarà intenta a sfornare, descrivere i piatti, sgombrare la tavola per mettere al centro il tripudio di dolcezze di fine pasto.

Questo, ovviamente, intorno alle 16, 16.30.
Come ai matrimoni, ovviamente al sud, quando sulla carta scrivono gran buffet di frutta e dolci.
GRAN BUFFET DI FRUTTA E DOLCI, a me fa venire in mente una cascata di ananas tropicali mista a meloni su cui si posano fontane di cioccolato e lingue di gatto.
Qualcosa di pericoloso, quasi.

La cosa bella è che si sarà agghindati e tirati di tutto punto, ma avvolti dall’odore di fritto aggrappato alle pareti e alle tende di casa. Nessuno, badante, se ne curerà.
Ci sarà, piuttosto, profumo di famiglia, ci saranno risate, risate grasse alterate dal vino copioso, sorrisi di bimbi.
Ci saranno i nonni, per chi ha la fortuna di averli e goderseli, seduti in silenzio in disparte, che osservano compiaciuti la scena.
E ci sarà chiasso, davvero tanto.

Ma il silenzio, scusate, a noi del sud proprio non ci appartiene.

Buon Natale a tutti, che siate a nord o al sud, come noi, dalle vostre Zazi.