Questo per la festa della mamma non è stato un post semplice, lo ammetto.
Immaginatemi scrivere, pensate al cursore che scorre in base alle lettere che pigio veloce sulla tastiera. Immaginatelo tornare indietro, a ritmo isterico e ribattuto.
Come quando si sbatte la forchetta veloce nel piatto, per montare le uova. Poi ci si ferma per far riposare le braccia e si ricomincia.

Si è scritto moltissimo sulle mamme, è questo che mi spaventava, e lo si è fatto in modo gentile, meraviglioso, le si è pennellate con parole intense, perciò aggiungere qualcosa di più sarebbe stato come riempire d’acqua un vaso già pieno.

Però l’ho fatto.
Ho scritto di vita di tutti i giorni, giacchè le giornate delle mamme son fatte di sfumature, di febbri, di calze smagliate, di baci su ginocchia sbucciate, corse folli, incastri di orari, litigi, sensi di colpa, mani che spingono passeggini, capelli sfibrati, parole sincere, pianti, ninnananne, braccia che cullano, fiori nel vaso, chiavi in borse troppo grandi, biberon sterilizzati, cellulari sul tavolo, mastiti, pance col singhiozzo, spesa, punti, lenzuola fresche di bucato, incomprensioni, sorrisi sdentati, attese, lavatrici.

E di tanto altro.

 

“Mia madre è lì che ride e non si ferma mai. Adesso, lava i piatti…”

(Luca Carboni, “Questa sera”)

 

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(immagine di Laura Nicolodi)

Alla mamma che distribuisce in due tupperware il brodo di carne appena cotto. Un colpo secco per chiuderli, due buste per evitare che gocciolino durante il trasporto, due telefonate: “Passate? Ho fatto del brodo in più”.
Alle mamme che servono quel brodo, spacciandolo per proprio, o forse invogliando i bimbi a mangiarlo proprio perchè “della nonna”.
Alle mamme che collezionano contenitori sino a che non sono troppi, e allora li portano indietro, pronti a essere riempiti di altre cibarie e amore, in un ciclo infinito.

 

Alla mamma che sarà quella che fissa le due tacche su uno stick, alla pancia che cresce, alle macine che addenta alle sei del mattino, ai chili che si stratificano ogni quattro settimane.
Alla mamma che, al contrario, conteggia ogni grammo accumulato sui fianchi o perde peso per le nausee.

Alle donne che vorrebbero essere mamme più di ogni altra cosa al mondo.

Alla mamma che dopo due giorni di travaglio viene avvisata che farà un cesareo d’urgenza, al modo in cui guarda il chirurgo prima di abbandonarsi all’anestesia, a quello in cui guarda il suo bambino, non appena tra le braccia.

Alla mamma che entra in travaglio e dopo un’ora e un quarto è in camera, pettinata, un filo di lucido sulle labbra e il suo bambino pieno di capelli nella culla, di fianco al letto. A lei che fa selfie e viene bona come J Lo.

festa-della-mammaAlle mamme che infilano bambini nel carrello, prima della spesa, o nei passeggini.
A quelle che dimenticano la borsa sul tetto dell’auto, o la spesa, o il passeggino nel parcheggio e poi tornano indietro a recuperarli, guardandosi intorno con fare sospetto.

Alle mamme che arrivano in ufficio ignare del rigagnolo di rigurgito sul maglione.

Alle mamme che scrivono messaggi su whatsapp e a quelle che cercano di cambiare canale con il cordless.

Alle mamme che preparano lo zainetto la sera, a quelle che lo preparano due minuti prima di uscire e che puntualmente dimenticano la colazione.

Alle mamme che costruiscono mondi incantati per far divertire i propri bambini, a quelle che raggiungono il top dell’edutainment scoppiando la busta delle merendine.

 

“Lode a voi madri di ogni paese.

Io vi saluto, madri piene di grazia, sante sentinelle, coraggio e bontà, calore e sguardo d’amore, voi che avete occhi che indovinano, voi che sapete immediatamente se i cattivi ci hanno procurato dolore, voi unici umani in cui possiamo avere fiducia e che mai, mai ci tradirete, io vi saluto, madri che pensate a noi senza posa, perfino nei vostri sonni (…), madri che ci trovate incomparabili e unici, (…) che non ci volete meno bene se siamo brutti, falliti, distrutti, deboli o vili, madri che certe volte mi fate addirittura credere in Dio.

(Albert Cohen, “Il libro di mia madre”)

 

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(Una giovane madre che cuce, Mary Cassat)

Alla mamma che telefona e capisce tutto dal modo in cui pronunci un o un no. “Sei strana, che hai?”, anche se tu se in Ecuador e lei in Tanzania. E tu hai davvero qualcosa, anche se risponderai comunque “Niente, mà!” e ti chiederai  macomecazfaasgamarmisempre?

Alla mamma che compra garofani freschi e li affida a qualcuno che li porti dove sua mamma riposa, che li sistemi in un vaso pieno d’acqua e li sostituisca con fiori differenti ogni settimana. A lei che racconta alla sua bimba della nonna come se fosse solo in una casa troppo lontana, delle caramelle che le son piaciute, lo smalto che preferiva.

A tutte quelle che hanno la propria mamma, lontana, in tutti i sensi.

 

“- È in momenti come questo che mi pento
di non aver ascoltato quel che mia madre mi diceva sempre.
− Che cosa ti diceva?
− E che ne so? Non ascoltavo!”

(Douglas Adams)

 

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(Moda 1983, elegantissima bambina con bavetta)

Alle mamme che ti dicono “Ma come sei vestita?” e continuano ad affermare, tronfie, che finchè t’hanno vestita loro sei andata in giro sempre ordinata, anche se a rivederti nelle foto hai abiti che ricordano certi coprimacchia da osterie.

Alle mamme che ti chiedono se sei coperta bene, anche se è agosto e hai trent’anni.

A quelle che ti chiedono se hai coperto bene il tuo bambino, anche se è sempre agosto, sei vicina all’Africa e ci son 40 gradi alle nove di sera.

Alle mamme gentili, a quelle nervose, a quelle acide, a quelle umorali, a quelle silenziose, a quelle discrete, a quelle frizzantine.

 

E infine…

Alla mia mamma, con il nome che significa isola.
A lei, appiglio infinito, che mi ha insegnato ad affrontare la vita ridendo e a prenderla per i fondelli.
A mamma Paola, alla dolcezza che le si dipinge in volto quando parla, pacata e serena.

E, alle parole di Giosuè, che mi ha resa mamma imperfetta, ma piena d’amore.

“Mamma, chi mi ha poltato questa mia mamma?”
Io: “Babbo, forse, e sono felice che mi abbia portato da te.
“Anch’io, sei quella giusta pel me”.

 

Questo post è dedicato a una mamma speciale, mammainconverse sul web.
Leggendo quel che scrive, capirete perchè “mamma” è sinonimo di determinazione, forza, dolcezza, paura.
Buona festa della mamma, Sara mia, e buona festa della mamma a tutte voi.