Buongiorno,
oggi la parola è di mamma Daniela.
É una copy freelance, moglie e mamma di due pargoli. Di lei dice “Vivevo in una banale realtà fatta di discoteche, mojitos, lavoro e shopping, e nel giro di pochissimo mi sono ritrovata con un compagno, una casa, due pargoli, zero lavori. E purtroppo zero mojitos. E lì è cominciata la favola.”
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Evviva le mamme Zazi, buona lettura!

Guardo le foto di quando sono nati i miei cuccioli: e penso a quante cose cambiano tra la nascita del primo e l’arrivo del secondo! Ovviamente non parlo dell’amore, che si è semplicemente e naturalmente moltiplicato, ma della parte più pratica.

Di Tommy, il grande, sono andata in maternità anticipata: il mio dottore non aveva mai avuto una paziente con un pace maker e ad ogni visita mi guardava come una bomba ad orologeria, pronta a esplodere. Ma invece di esplodere, mi sono goduta alla grande i miei mesi di riposo, giusto interrotti da qualche riunione in Comune (ero assessore) e giocando a fare la donna di casa. Io e il mio compagno vivevamo insieme da poco ed era tutto nuovo. A sette mesi di gravidanza, Tommy aveva già una culla perfetta, la lucina da notte e una vagonata di giocattoli.
Io una valigia pronta per ogni emergenza. Compresi terremoti e alluvioni.
Chi la vedeva pensava sempre ad un trasferimento: ah che cambiate casa? Ehm no, vado tre giorni in ospedale. Avevo un cesareo programmato, e quindi non mi ero dovuta cercare nessuna camicia da notte ad hoc. In quelle che avevo io, avevo cercato di esprimere un po’ dell’ironia che mi ha sempre fatto compagnia: ma con scarsi risultati.
Insomma alla fine tutto va per il meglio: Tommy nasce al giorno stabilito ed io mi dimostro una mamma perfetta e funzionale.

Poi arriva Matilde: ho già un figlio di due anni, ho cambiato lavoro e sto in ufficio fino a 9 mesi (lo so NON DOVETE FARLO ma io non avevo scelta), gli impegni dell’assessorato mi strangolano e a 2 settimane dal parto Matilde ha 4 bodini appoggiati su di una sedia. E basta.
Un giorno me ne vado a fare il prechirurgico e si accorgono che la figlia sta già nascendo: ma giuro che è stata l’unica volta in vita sua che si è sbrigata a fare qualcosa. Chiedo di tornare a casa dall’ospedale almeno per prendere la valigia, e quando scoprono che sono arrivata da sola guidando sembrano indecisi se prima farmi passare per una visitina in psichiatria.
La mia santa mamma e il mio povero marito mi completano la valigia al volo e Maty nasce da una mamma disorganizzatissima, ma talmente piena d’amore da non tenere conto che aveva una camicia da notte che la faceva sembrare quella che si era mangiata l’ape Maya.
E adesso? La voglia del triplete perfetto c’è: mi piacerebbe tanto avere un altro cuccioletto in giro per casa…ma stavolta mi ritaglierei il tempo per fare tutto. E ho già scelto anche la mia camicia Zazi: sono panzesca!
Perché noi mamme, diciamocelo, quando aspettiamo un figlio siamo sempre panzescamemente fantastiche!

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