“Vuoi saperla una cosa? Sono incinta!”

Ne abbiamo parlato mille volte, della paura di diventare grandi, di cosa volesse dire mettere al mondo un figlio, della stizza mista a fastidio che aveva sollevato il ministro Lorenzin con la campagna fertilità. Siamo davvero delle clessidre? Io non ci sto, mi aveva detto.

La mia amica femminista e attivista diventa mamma.
Aveva una paura “fottuta” spazzata via o quasi alla prima ecografia, quella in cui ha sentito il cuoricino battere forte.

Volete sapere perché ha paura? Per cose che sappiamo tutte, cose di cui avrete parlato almeno una volta all’aperitivo del venerdì sera, e siete fortunate se il vostro gruppo di amiche è “misto”, mamme e non mamme, o dipende dai punti di vista. Perché alle volte la paura di diventare mamme ce la fate venire proprio voi, mamme.

Personalmente appartengo a entrambi i gruppi, misti e non: amiche mamme e non, amiche non mamme e single per giunta.
A trent’anni i discorsi, figli e matrimonio, quando prendono piede son guai amari. Ti sbattono come una barca nel mare in tempesta e devi essere brava a non affondare, dopo, quando sei a casa, sola, nel silenzio del tuo divano.

Qui ho sollevato tre temi importanti, li affronto da dentro, ma anche dal lato. Perché non sono mamma, è vero, ma la mia amica femminista e attivista lo diventa e se non vi spiace, mi sento coinvolta e pure molto.

Primo punto: la paura di diventare mamme

 

Questo blog e Zazi sono tutti ironia ed effervescenza, è vero, ma non credete che “le paure” siano così lontane da questo mondo di mamme. Perché noi abbiamo preso le paure delle comuni mortali, quelle che non sanno proprio come si fa, e le abbiamo stemperate con fiotti d’acqua e parole ironiche che facessero ridere, immediatamente prima di entrare in sala parto e anche dopo.
Alla fine, non tutte ci sentiamo tagliate per quel ruolo da super eroine che altri o altre hanno costruito. Magari qualcuno vuole continuare a sbagliare e imparare insieme, vuole correre e danzare, vivere una serata con le amiche, pulire e cambiare il pannolino sì ma anche buttarsi nel lettone disfatto e fare le facce per conoscere sempre meglio quel piccoletto lì.
Quando dite “la vita cambierà”, “non esisterai più”, “non potrai respirare”, “tu che non sei mamma non puoi capire” vi assicuro che alimentate quella paura lì, che magari aggireremmo in un modo o nell’altro, che forse dimenticheremmo quando conosceremo nostro figlio, domani o chissà quando.

Per carità, la vita di una mamma non è facile, non è neanche rose e fiori, ma la mia amica femminista dice che continuerà a respirare, porterà suo figlio in campagna e al mare, crescerà con lui e, forse, non pronuncerà mai quelle parole: “tu non puoi capire”. Perché anche lei non sapeva come sarebbe stato ma dice che è stupendo già ora che porta suo figlio nella pancia, figuriamoci quando lo avremo qui tra noi.

Secondo punto: i gruppi delle amiche, se misti, non temeteli ma conservateli!

 

Qualche domenica fa eravamo in cinque: una mamma cinquantenne tedesca (una donna meravigliosa, pazza e anticonformista), una mamma, una quasi mamma, una ragazza che restaura mobili con un’incredibile inventiva ed io.
Un gruppo misto, un mixage perfetto, direi. Si è parlato di politica, di questo Paese alla deriva, dei soldi che non ci sono o che sono sempre troppo pochi, di un mobile che ho in cantina e che voglio affidare all’amica restauratrice, ma non al pomeriggio che ha i ragazzi del doposcuola, “devo pagare l’affitto” ha detto; del bitest e se serva farlo, perché “Dio mio, terresti un bambino se fosse portatore di handicap?”. Forse sì.
Eravamo lì, la campagna fuori e il vento che sbatteva la porta, dentro la felicità di aspettare tutte insieme un bambino/a. Arriva a settembre e organizzeremo un festone.

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Diventare mamme è una gioia, qualche paura c’è ma si affronta, presso Luna laboratorio rurale (Seclì)

Terzo e ultimo punto: la gioia di diventare madri

 

Oggi a trent’anni, anche a trenta suonati, diventare madri è pauroso per la libertà che perdi, così dicon tutti, per le priorità che cambiano, per il viaggio in Cile che non farai più (forse!), ma è ANCHE una gioia immensa!
Il bitest è andato bene, il bambino si muove tanto, è vivace, forse è una femmina, nell’ecografia aveva le manine sul faccino e, Dio mio, che bellezza, forse sarà timido e avrà gli occhi scintillanti di sua madre, la simpatia di suo padre, la risata della nonna, nascerà nel giorno del nonno e saremo tutti super felici.

Evviva le mamme, quelle che non hanno paura o che se ne hanno poi l’affrontano!

 

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Quasi mamme felici, tratto da una conversazione (vera) via whatsapp