Casa.
Interno giorno.
“Buongiorno”
“Buondì”
“Buongiorno cari” (cuore)
“Ciao!” (Gattino che batte il cinque)

Casa.
Interno notte.
“Buonanotte”
“Sogni belli a tutti”

Non sono impazzita, o almeno, non ancora del tutto. Riporto semplicemente due delle più classiche situazioni in cui ci si ritrova immerse una volta “mammedibambiniinetascolare”. Ma…partiamo da principio.

Sei lì emozionata, felice, fazzoletto per naso gocciolante alla mano, che guardi il tuo bambino infagottato in un grembiulino azzurro che arriva alle caviglie (il mio maledetto vizio di acquistare le cose 10 taglie più grandi!) varcare la soglia della sezione “Stellina”.
Inciampa, ma lo inciti con la mano a proseguire, guardandoti attorno sperando che gli altri We are the championsgenitori non abbiano notato che l’hai vestito con il grembiule del Gabibbo.
Tumulti, emozioni, pensieri profondi (“riuscirà ad abbassarsi i pantaloni per fare pipì? Si affogherà macinando biscotti troppo grossi? Sarà gentile, educato?”), qualche scambio di saluti, raccomandazioni alla maestra e via, con incedere garibaldino, verso l’ufficio o una casa da disinfestare in santa pace (soundtrack) quando…OOOOPS!

Step one: l’incontro

 

“Ciao, sei la mamma di Giosuè?”.
(Mamma, io, ho la tuta e i calzini spaiati)

“Sì, ciao” (soundtrack di sottofondo)
(sei bellissima, mammadiqualcuno, sei pettinatissima, soprattutto.
Annoto: comprare spazzola.)

“Dobbiamo lasciare i numeri di cellulare alla maestra”
(mi avevano avvisata, ma non sarai mai abbastanza preparata, un po’ come quando avevi sei anni e dovevi fare una puntura)

“Ah, certo, lo faccio al ritorno, grazie.”
(mi dimenticherò? Lo faccio ora? Fallo ora, Luciana.)

“E di che?”
Penna, numeri che sfilano di fianco al nome e cognome del mio bambino.
Fatto!
(
soundtrack)

Step two: sei dentro – le regole (secondo me)

 

Sono una mamma a tutti gli effetti ora. E dire che prendevo per i fondelli mia sorella, quando con due bambini la vedevo destreggiarsi con le varie chat sullo smartphone. Ho scoperto, tra l’altro, che il numero di chat è direttamente proporzionale alla crescita del bambino: è un po’ come quel letto Ikea che cresce di un centimetro ogni anno, in base alla sua crescita fisiologica. Ce n’è una per ogni ambito: compiti, catechismo, danza, basket, judo, disegno, gruppo di preghiera, veglia di maggio, english…

Per ora sono a una e ci son dentro, ragazzi, e posso dire che ogni giorno è una fantastica (!) scoperta.

Riassumo, in breve e di seguito, una sorta di mini guida comportamentale nelle chat di WhatsApp:

PRIMA REGOLA: rispondi, ma con calma
SECONDA REGOLA: mai sbilanciarsi troppo
TERZA REGOLA: rispondi, altrimenti sarai tacciata di snobismo
QUARTA REGOLA: non rispondere su argomenti caldi, altrimenti sarai lapidata come Santo Stefano, per blasfemia.
QUINTA REGOLA: manda un cuore, ogni tanto, così penseranno che sei carina e gentile
SESTA REGOLA: se non sai il nome della mamma con cui interagisci, appellala con “cara”.

XX chat: alert e regali

 

Le chat di WhatsApp hanno, in genere, una caratteristica fissa: la (quasi) totale assenza del cromosoma Y.
Sarà che gli uomini sono, per natura, portati a essere più concreti e concisi, sarà che col fatto che spesso lavorano sono esenti da incontri e avvisi, sarà che semplicemente hanno capito tutto e non ne vogliono sapere mezza, di fatto sta che se mai dovesse esserci l’elemento maschile nella chat, questo si porrà come moderatore della band di donne.

Uno dei momenti più delicati resta quello delle feste comandate e delle recite di inizio, metà, fine anno e quelle connesse alle festività. I regali: quanto mettiamo? Facciamo la busta?
Aiuto.
Non ce la posso fare.
Comunque forza, passa anche questo: ci sarà sempre la mamma cazzuta che proporrà crema mani all’olio EVO per tutte, il vino o la grappa per il maestro (povero, lo ‘mbriachiamo praticamente sempre!).

In ogni caso, tolta la sfilza di saluti a inizio e fine giornata, la mia chat mantiene, indefessa, la sua funzione principe: quella di fare da alert per ogni news, avviso, informazione che sfugge alla mia mente incasinata. Per cui, nonostante tutto, devo dire sempre grazie alla mammadiAngelicaLorenzoAntonioPaoloMarica per ricordarmi, ad esempio, che c’è la riunione, che è cominciato il periodo dei pidocchi e si va di profilassi, che la tuta ancora non è disponibile, o che la mensa non è ancora stata attivata.

Certo, ringrazio sempre il cielo per la funzione “silenzioso per sei anni (per dire!!!)” , così posso godere della sorpresa dei 145 messaggi giornalieri senza rimbambire (totalmente) a ogni notifica.

Ma questa è un’altra storia, non diciamolo a nessuno! ;-P