mammeQuello delle mamme che hanno le proprie mamme lontane, se mi passate il gioco di parole, è un mondo che mi sfiora lievemente, avendo la fortuna di poter contare sulla mia, ma è un tema a cui spesso non diamo il giusto peso e la giusta rilevanza.
Ogni mese per Zazi ci dedichiamo a un articolo sul blog che racconti il mondo delle mamme in generale, che affronti il tema della genitorialità o, ancora, che racconti storie che amiamo o abbiamo amato (come
questa) e che ci sembra valga la pena di condividere.
La speranza è che vi resti un po’ di noi e, soprattutto, un po’ di “bellezza”. O un sorriso, chissà.

Questo mese lo spunto viene da una conversazione via Whatsapp con un’amica che vive fuori e che mi ha fatto pensare, e anche tanto. I suoi genitori erano appena tornati in Salento dopo giorni da lei, che ha condiviso con me quella malinconia post partenza.
Sono perfettamente consapevole di quanto cominciare a scrivere su questo argomento sia rischioso: si rischia di scadere nell’ovvio, o di trattare con superficialità temi più grandi, come quello ad esempio delle mamme che  non ci sono più.
Eppure ho sentito il bisogno di dedicare uno spazio, un po’ di parole, a tutte quelle donne che diventano madri e per varie ragioni non possono contare sul supporto di una delle figure più importanti, per lontananza fisica, geografica o, magari anche per qualche muro affettivo che le circostanze portano a edificare. Lo so che starete pensando che lo stesso discorso si potrebbe declinare anche per gli uomini e le donne, anche non padri e madri, che sono lontani dalla propria famiglia, e avete ragione.
L’articolo va a inserirsi, però, in quel grande calderone che è Zazi, per questo avrà un occhio di riguardo nello specifico per le mamme che vivono questa situazione: vedetelo più come un post dedicato a Melania, se preferite, che resta comunque totalmente ignara di tutto,  all’ironia e alla forza con cui cresce i suoi bambini lontani dalla loro nonna.
E a tutte quelle madri che, come lei, fanno lo stesso.


Mamme con mamme lontane

 

mamme

Se ai tuoi figli puoi fare solo un regalo,
fà in modo che sia l’entusiasmo.
(Bruce Barton)

L.: “Ehi scemotta, come state? Come stanno i bimbi?”

M.:“Sono un po’ tristi…stamattina i miei sono andati via dopo due settimane. Quindi oggi io e Luca abbiamo indossato il sorriso migliore e  ci prodighiamo per inventare le cose più stupide. Lui lo fa per farmi sorridere, io lo faccio a mia volta per far sorridere i bambini.
Fortuna che a pomeriggio c’è la partita di calcio di Gian!”

Parte così la riflessione sulle mamme con mamme lontane.
Il primo scossone è stato il mio, che spesso non realizzo quanto fortunata io sia ad avere la mia mamma vicino. Il secondo è venuto pensando alla mia amica, distesa a letto accoccolata con i suoi bambini, al suo sforzo nel  dover consolare per quel distacco, per l’ennesima partenza.
Il disagio, in realtà, sapete, sta soprattutto nella mancanza della quotidianità.
La sicurezza di contare sul fatto che lei ci sia, intenta a spostare un quadro, a scegliere la frutta migliore, a rimestare un sugo che, per quanto ci si sforzi a emulare, non verrà mai lo stesso, con lo stesso sapore. Nella mancanza di un supporto, di un consiglio, nella libertà di poter dire “mamma, ti lascio i bambini il tempo di andare a fare la spesa”.
La spesa, non una piega ai capelli, non una giornata alla SPA. Anche quella, magari, se viene.
Nella libertà di potersi ammalare senza dover consumare permessi, giorni di ferie.

Che poi noi che abbiamo le nostre mamme accanto, prese dalle corse di tutti i giorni, dalle routine che appiattiscono, ci rendiamo effettivamente conto di che tesoro immenso siano? Riusciamo a dare loro il giusto valore, la giusta riconoscenza? Io per prima credo di dover onestamente rispondere no. Non lo faccio, credo tutto sia scontato. Ed è una cosa pessima.


Tecnologia, odi et amo

 

“Fammi uno squillo appena arrivi a 36000 metri”
(cit. la mamma di Felix Baumgartner)

C’è ovviamente chi dirà che oggi, pur essendo lontani, ci sono vari escamotage a cui ricorrere per accorciare le distanze: le videochiamate, ad esempio. Whatsapp e i gruppi famiglia.
Prima si aspettavano lettere per settimane, prima si era appesi a una risposta al telefono fisso, si comunicava con i telegrammi. Certo, è vero, oggi dovrebbe essere più facile, sempre che le mamme siano abbastanza digital da riuscire a rispondere a una videochiamata senza prendere il cordless o il telecomando della tv. Ma volete mettere la dolcezza di una carezza a mano aperta, delle discussioni vis à vis, di quel “che hai” detto con occhi inquisitori, per un sopracciglio lievemente sollevato, per una parola taciuta appena entrate in casa?

No, tecnologia grazie, ma non sei il deus ex machina.
Allevi qualche problema, ma non sei la risposta a tutto, purtroppo.
E quindi, alla fine, chi pensa alle mamme con mamme lontane?
Non è retorica, è una domanda seria.
La risposta è facile, forse scontata.
Dolorosa, talvolta, in effetti. Non so se ci avete pensato.
Noi stesse.

E allora Melania, e voi mamme con mamme lontane, armatevi di pazienza, che anche quella si allena. Sfoderate il vostro sorriso più bello, consolate i bambini pensando alle prossime volte insieme alle loro nonne, e pensateci voi stesse.  Spazzate la malinconia pregustando la gioia degli arrivi, degli abbracci, dei momenti condivisi che verranno.
E poi organizzatevi per la prossima recita, partita di calcio, saggio di danza o kung fu, e usatele come scuse per commuovervi senza che nessuno vi chieda – e sappia- davvero, il perchè.