sono in attesa

L’attesa non è la mia ma quella di un’amica, che per me è come una sorella.
Il carattere personale di certe sue osservazioni hanno dato lo spunto per una riflessione più ampia e per scrivere un nuovo articolo dopo una breve interruzione sul blog.

Per parlare di maternità occorre scegliere con cura i temi, e quando non se ne hanno (di buone idee) è meglio lasciar stare. Non si scrive tanto per scrivere ma per consentire alle parole e alle opinioni di trovare uno spazio.
Questa volta l’occasione propizia mi è stata offerta da un’amica, e maneggiare un vissuto così caro, personale e vicino non è poca cosa per me.
Vi racconterò, al modo della mia amica, come si è sentita quando ha annunciato al mondo (il suo, quello piccolo di un paese del Sud) che era in attesa di una bella bimba.

 

“La mia vita non è cambiata tanto”.

 

Questa una delle sue primissime affermazioni, mi è piaciuta così tanto che la riporto in apertura. Mi sembra un messaggio importante, forte, titanico e, forse, vi darà la misura delle cose, il senso del tutto fino alla fine di questo articolo.
Ma non fermatevi qui e leggete ancora un poco, meglio se fino alla fine! 😉

Di tutte le cose che noi donne sappiamo ce n’è una davvero importante: quella della gravidanza è una condizione speciale.
Il rovescio della medaglia – quello meno bello – sono le domande e le osservazioni non richieste da parte di vicine di casa, conoscenti, parenti, zie e amiche. Tutte diranno la loro e faranno domande (spesso inopportune).

 

sono in attesa
Uno stato mooolto interessante! Come prepararsi alle tante domande che riceverete in gravidanza. Fonte: Giphy.com

I temi “interessanti” sul vostro stato interessante saranno molteplici: lavoro, casa, abitudini, visite ginecologiche, attività ammesse e non, accessori già acquistati e quali, sesso del pupo, nome o rosa di nomi preferiti, maternità e prolungamento del tempo, permessi allattamento, eventuali diete, regimi alimentari adottati e chili presi, bonus bebè e asilo nido. Non è escluso che con le domande arrivino fino alla maggiore età del bambino, la proiezione non ha limiti temporali.

Se non amate ricevere tante domande e, soprattutto, vorreste non essere obbligate a rispondere a tanti dettagli che appartengono alla vostra intimità, sappiate che dovrete allenarvi a far buon viso a cattivo gioco, a stroncare i discorsi quando lo riterrete utile o necessario, ma potreste anche fare una cosa utile per tutte: rispondere con garbo anteponendo il fatto – principale ed evidente – che state bene (voi e il bambino) e che siete felici.
Forse, riuscirete nell’intento di azzittire le vostre interlocutrici e, se questo non bastasse, ricorrete a questo simpatico stratagemma: se siete per strada, salutate con un cenno della mano; la vostra interlocutrice si volterà per vedere chi salutate ma alle sue spalle non vedrà nessuno e, allora, vi prenderà per matte. Potreste assistere ad un’interruzione immediata della conversazione: “Ops, è tardissimo! Devo correre a comprare qualcosa prima che chiuda il supermercato”. Provate e, una volta a casa, ridete e raccontate il fatto.

domande in gravidanza
Stratagemmi simpatici per aggirare le domande in gravidanza e sorridere. Fonte: Giphy.com

Ma la cosa più importante, oltre agli scherzi che potrete inventare o fare, è che dobbiamo TUTTE scardinare quest’idea che essere in attesa sia un fatto così “interessante”.
Ovvio che lo è – non fraintendetemi – ma perché così tanto?

Perché è così assurdo lavorare fino al settimo o ottavo mese se ci si sente bene per farlo?

Perché prendere un volo, quando la stessa compagnia aerea non pone limiti alle donne in attesa (se non molto in là con la gravidanza, ovviamente), deve essere considerato pericoloso?

Perché fare ginnastica dolce o piscina solo in gravidanza e mai prima nella vita?

Tutte queste domande se le fa Roberta, l’amica mia, ma pure io con lei.
Non solo, insieme abbiamo fatto una serie di osservazioni:

  1. le domande circa il lavoro, la maternità anticipata e altre notizie del genere, non le sono state fatte solo dalla vicina di casa un po’ in là con gli anni, madre di 4 figli e casalinga felice. No, queste domande le sono state poste anche da ragazze giovani, come noi, e questo fa molto pensare.
    Potremmo ragionare su alcuni punti principali: la maternità è bella ma molte la vivono come un momento in cui sospendere ogni genere di attività e ciò è inaccettabile; il tasso di donne che lavorano è ancora molto basso (soprattutto a Sud); l’interesse verso uno stereotipo di donna che unisce le due sfere, casa e lavoro, è ancora ben lungi da qui.
    E prendete questo “qui” come il paese del Sud in cui siamo immerse, che abbiamo scelto (certo) ma che, alle volte, subiamo.
  2. non siamo EROINE. Se una donna lavora mentre “aspetta” la sua bimba non è un’eroina, non è neanche un’eroina se dopo una giornata di nausea si risolleva e prosegue a far tutto perché si sente di poterlo fare.
  3.  da un rapido check, sempre locale e non esteso sul territorio nazionale (!), possiamo denunciare (non alla Polizia, però) una scarsa attenzione verso chi lavora: moltissimi corsi e attività rivolte alle donne in attesa sono in fasce orarie molto scomode per chi lavora.
    Forse, si pensa che nessuna donna incinta lavori?

La curiosità è “femmina” direbbe qualcuno e, in effetti, avete mai ricevuto molte domande da parte di uomini? Saranno pure poco attenti alle sfumature e allo stato di cambiamento in atto per una donna in attesa ma, quel che è bello degli uomini, si dice davvero troppo poco: gli uomini non giudicano o lo fanno meno di noi donne.

Pur accettando e ammettendo che lo stato interessante sia di per sé interessante, oggi prendiamo spunto dall’esperienza diretta di Roberta per dire che lo spaccato in cui viviamo può condizionare ma che noi dobbiamo essere più forti.
L’attesa è uno stato speciale, certamente interessante, e in quanto tale va vissuto serenamente. Basta un po’ di buon senso e tanti sorrisi.

sono incinta
Gravidanza con il sorriso. Fonte: Giphy.com