teatro bambini

In che mondo viviamo?
Questa domanda ricorre di frequente.

Non sta a me elencare l’abbondanza di brutte notizie.
Eppure, in tutto questo marasma immorale e anti-umano esistono storie che val la pena raccontare. Sono fatte di persone che compiono imprese giganti con la semplicità di uomini normalissimi, che girano di teatro in teatro parlando a platee di bambini e affidando loro una ghianda da mettere in terra e di cui prendersi cura, fino al suo potenziale germoglio.

E allora, nel mondo in cui viviamo la differenza sostanziale possiamo farla noi e, per citare testualmente Luigi D’Elia, tutti quelli che insieme a noi credono ancora nelle grandi cose realizzate con pochi mezzi: le parole, i semini, l’annaffiatoio, l’acqua, la pazienza, la cura costante e, poi, la meraviglia di un bosco.

Ma chi è Luigi D’Elia? Ed è qui che comincio col raccontarvi questa storia.

Storia d’amore e alberi – teatro bambini

 

Luigi D’Elia è un narratore, costruttore di scene ed educatore ambientale. Da dieci anni porta in giro uno spettacolo teatrale realizzato con Francesco Niccolini dal titolo “Storie d’amore e alberi”, liberamente tratto dal libro “L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono.

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“Storia d’amore e alberi” spettacolo teatrale per bambini con Luigi D’Elia.
Fonte foto: Inti Tales (www.inti-tales.com)

Sulla scena compare un uomo apparentemente timido che non tarda a dichiarare la sua vera identità: è un angelo custode un po’ maldestro ma tanto simpatico.
Dopo una prima fase di presentazioni, l’angelo confessa le difficoltà del mestiere: non è concesso dormire se non nei momenti in cui anche il cliente o protetto riposa; ci si affeziona ai propri custoditi come a dei fratelli, si trascorrono insieme tanti anni ma quando arriva l’ora di separarsi… scende una lacrimuccia, si accende una candela e si fa una preghierina.
È successo con il clown e gli altri, tutti uomini unici nel loro modo di stare al mondo. Ma, poi, è arrivato un uomo speciale: un pastore che piantava alberi.

Durante i lunghi cammini in quella antica regione delle Alpi che penetra in Provenza, il pastore recuperava delle ghiande che alla sera selezionava accuratamente, dividendole in dieci sacchetti da dieci. Il giorno dopo riprendeva il pascolo e la semina, il suo bastone da pastore era provvisto di un’asta appuntita che gli permetteva di fare dei buchi nel terreno e di seminare. Di tutte le ghiande piantate in terra, alcune germogliavano e si tramutavano in alberelli per diventare, poi, delle maestose querce, ed altre diventavano preda dei roditori e delle stesse pecore.

L’uomo faceva tutto da solo e il fatto che piantasse non era un gesto consueto né riconosciuto o sottoposto a controllo, lui semplicemente piantava.
Perché lo faceva? Era convinto che la gente fosse diventata più cattiva per mancanza di alberi.

L’angelo/ Luigi, a questo punto dello spettacolo e del racconto, coinvolge uno o più bambini dal pubblico.
È il momento di piantare il semino in terra con la preghiera di far crescere una bella insalata, un pomodoro, un alberello. Il tutto scandito dalla canzone “Il cantico dei semi” di Antonio Catalano che marca i tempi del contadino e di tutti quelli che, piantando, scelgono di compiere un atto di gentilezza.
I bambini e gli adulti in platea, a questo punto, partecipano alla semina: con le mani giunte in preghiera per ringraziare la terra dei frutti e delle mele rotonde.

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Fonte foto: TerramMare Teatro, spettacolo “Storia d’amore e alberi” al Teatro comunale di Nardò (Pagina Facebook @terrammare)


Lo spettacolo finisce o, meglio, prosegue così: ogni bambino si mette in fila e riceve la sua ghianda più un foglietto illustrativo.

come curare una pianta
Scheda illustrativa su come prendersi cura della ghianda e coltivare un alberello.

“Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole. Ma, se metto in conto quanto c’è voluto di costanza nella grandezza d’animo e d’accanimento nella generosità per ottenere questo risultato, l’anima mi si riempie d’un enorme rispetto per quel vecchio contadino senza cultura che ha saputo portare a buon fine un’opera degna di Dio.”
(“L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono).

 

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Piantine, foto inviate dai bambini all’associazione Inti.

Bosco Paradiso – il racconto di Luigi

 

Ho visto lo spettacolo “Storia d’amore e alberi” al teatro di Nardò, un paese poco lontano dal mio e raggiungibile in una manciata di minuti d’auto (5/10 minuti).

Da tre anni sono una sorta di inviata del Teatro Pubblico Pugliese con #Storytellme, un’iniziativa volta al racconto dell’esperienza teatrale attraverso i social.
Insomma, un doppio privilegio: quello di andare a teatro e di raccontare il mio punto di vista, ma anche le emozioni e le riflessioni innescate da uno spettacolo.

Arrivo al Bosco Paradiso, passando prima per Luigi che ho rincorso in vari modi e tramite diversi mezzi.

Luigi è stato molto gentile.
C’era il treno da prendere e la coincidenza da non perdere, era un po’ affannato al telefono ma, nonostante questo, ha trovato il tempo per rispondere alle mie domande. In fondo la sua è una storia a disposizione degli altri: “non esiste bosco che possa nascere o albero che possa essere piantato senza la partecipazione di altri che, come te, ci credono”.

bambini a teatro
Luigi D’Elia. Fonte foto: Inti Tales (www.inti-tales.com)

Mentre attendeva alla stazione di Bologna la seconda coincidenza, mi ha raccontato molte storie incrociate da un incredibile destino: il bosco.

Il progetto di piantumazione promosso dallo spettacolo teatrale “Storia d’amore e alberi” va avanti da 10 anni grazie al coinvolgimento della Forestale di Brindisi ed è diventato qualcosa di reale: Bosco Paradiso. Si tratta del primo bosco sorto a Brindisi, nel quartiere Paradiso da cui prende il nome.
Il processo di forestazione è già di per sé importante ma lo diventa ancor di più se posto a fianco ad un’altra storia: la nascita del Centro di aggregazione giovanile “Brindisi per i giovani” inaugurato nel 2009, un immobile confiscato alla criminalità organizzata e intorno al quale nasce e si estende l’area verde del bosco.

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Foto Luigi D’Elia: Bosco Paradiso, piantine delimitate da legnetti rossi.

Luigi me ne parla con un certo entusiasmo ma tiene a precisare che quello non è il bosco di Luigi, come nessuno degli alberi piantati nell’area. Ogni azione deve essere partecipata, altrimenti è destinata a fallire, dice. Per questo, mi racconta la storia di Antonia.
In occasione della festa di inaugurazione del Centro “Cag Brindisi per i giovani” e del suo bosco, che si sarebbe tenuta nel pomeriggio, la Forestale aveva anticipato il lavoro facendo i buchi nel terreno.
Quando arrivò il pomeriggio e, quindi, il momento di posizionare gli alberelli, Luigi e gli altri trovarono una sorpresa: gli alberi erano stati già piantati. Ma da chi?
Si scoprì ben presto che la signora Antonia, che abita in una delle case popolari del quartiere Paradiso, pensando che la Forestale avesse lasciato a metà il lavoro, aveva deciso di completarlo dandosi da fare in prima persona. Da allora, la signora Antonia si prende cura del boschetto e dell’orto in esso presente.
Dite un po’, non è una storia bellissima? (n.d.r.)

Oltre al Bosco Paradiso, è nato un altro bosco a Mesagne nella casa privata di alcuni signori che, dopo aver visto lo spettacolo a teatro, hanno dato la disponibilità a piantare gli alberi lì, a casa loro.

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Bosco Mesagne, foto Luigi D’Elia.

Nel bosco di Mesagne si contano un centinaio di alberi, nel Bosco Paradiso ce ne sono circa 20 che stanno crescendo molto bene e sono pini d’aleppo e carrubi.

Abbiamo chiuso la telefonata perché la coincidenza di Luigi stava per partire e in treno, si sa, le conversazioni vanno ad intermittenza.
A me è bastato questo scambio telefonico per scrivere un fiume di parole, lo so, ma piene di speranza.

Nel mondo in cui viviamo ci sono storie belle, raccontiamole.
Non troppo lontano da casa nostra ci sono persone incredibili, vestono abiti semplici e sono pastori, contadini, attori, poeti, scrittori, sarte.

Grazie per la pazienza di essere arrivati qui, fino in fondo alla storia.
Se vi va, raccontatela ai vostri figli prima della nanna.

Ringrazio Luciana, quello di Zazi è il nostro “alberello”, un progetto a quattro mani che si regge sulla nostra semina, pazienza, cura e amore.